Pro Loco
Pieve Santo Stefano
Area Riservata
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Pieve Santo Stefano: la storia e i monumenti della città |
Cenni storici
Il centro abitato di Pieve Santo Stefano e il suo stesso nome hanno un'origine antica, ma non si conoscono documenti scritti né della sua fondazione,
né di quando sia stata assunta questa denominazione, soltanto la tradizione orale ci ha tramandato alcune notizie incerte, mentre le recenti
scoperte archeologiche locali hanno fornito alcuni dati, ma frammentari che non possono essere esaurienti.
Tutta la Valtiberina sicuramente è stata frequentata da popolazioni preistoriche sia per i corsi d'acqua, sia per i boschi e ancor più certi
sono stati identificati gli insediamenti preromani e romani, specialmente con il ritrovamento di ponti, strade e chiuse lungo il Tevere che
fungeva da via di trasporto per i tronchi recisi dal territorio circostante.
In epoca romana la selva Tiberina veniva denominata "Massa Trabaria", un passo dell'Appennino si chiama ancora oggi Bocca Trabaria,
"Capo Trave" è vicino all'abitato di Pieve S. Stefano sul Tevere, la lavorazione dei travi e il loro trasporto aveva bisogno di uomini che
abitassero sul posto.
Il ritrovamento di abitazioni, di oggetti d'uso e di iscrizioni latine fanno presupporre questo diffuso stanziamento alla confluenza tra
Tevere e Ancione e nel XVII sec. da un marmo, prima rinvenuto presso il Colledestro e poi perduto, si è potuto supporre che Suppetia e poi
Sulpizia fosse una denominazione romana di Pieve S. Stefano, ma il suo nome sembra sia stato più volte cambiato in varie epoche.
La denominazione della Chiesa e poi del nucleo abitato si identificano successivamente
te nel "Castrum" eretto da Federico II nel 1220 che poi passa sotto la Città di Arezzo nel 1264. Il castello protetto dagli aretini contro le mire
dei Signori di Perugia fu distrutto e ricostruito più volte con alterne vicende e sotto i Tarlati nel 1325 la terra di Pieve S. Stefano divenne
Viscontado con giurisdizione su tutta la Val Verona.
In un Sigillum Universitas Veronae Districtus Aretii appare Santo Stefano con uno stendardo in mano sopra il fiume Tevere tra due castelli,
questo simbolo viene adoperato fin dal Medioevo dagli Arcipreti della Collegiata di Pieve S. Stefano che dal punto di vista religioso ricadeva
sotto la Diocesi di Città di Castello, prima della istituzione di quella di Sansepolcro (1520).
Con il passaggio da Arezzo alla repubblica Fiorentina nel 1385 Pieve S. Stefano divenne sede di una Podesteria con il privilegio del mercato
locale e con Cosimo I de Medici divenne capoluogo di un Vicariato nel 1545.
Tra il XVII e il XIX secolo la cittadina come altri centri della Valtiberina seguì le sorti del Granducato di Toscana. Nel 1855 subì
un'inondazione del Tevere per una frana, staccatasi dal Poggio di Belmonte, che ostruì il deflusso del fiume e allagò tutto il paese per
diversi mesi finché non venne fatto il taglio dell'ostruzione franosa.
Durante la seconda Guerra Mondiale nel momento dell'avanzata degli alleati (agosto 1944) i Tedeschi in ritirata sulla linea Gotica, dopo aver
fatto sfollare la popolazione minarono e fecero saltare la maggior parte del centro abitato, che dopo la guerra sarà ricostruito in modo
completamente diverso dal passato.
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Monumenti
Il Borgo Lungo
L'area del Borgo Lungo a sud nella prossimità della confluenza tra Tevere e Ancione è interessata da una tipologia di edilizia lineare continua,
che riprende attualmente la disposizione dei nuclei abitativi risultanti dalla planimetria del Catasto ottocentesco.
I fianchi esistenti si affacciano direttamente sui due fiumi costituendo una barriera protettiva priva di mura di cinta, la struttura interna è
suddivisa in tre strade parallele di servizio al Borgo di Mezzo che giunge dal Nord del Paese e due strade a destra e a sinistra di questo.
Le strade attualmente sono denominate Via Michelangelo, Via Cellina e Via Sulpizia. Alla confluenza di queste tre strade si trova l'attuale
Piazza Plinio Pellegrini su cui si affaccia il Palazzo Comunale, con la torre dell'orologio ricostruito interamente dopo la seconda Guerra
Mondiale e la recente ricostruzione della Fonte del Tribunale. Sulla facciata sui trovano tondi in terracotta Robbiana riproducenti gli stemmi
di famiglia dei Vicari eletti.
Questo edificio vicariale di origini molto antiche è collegato ad angolo retto, tramite un cavalcavia con loggia, al Palazzo Pretorio risalante
al XVI sec. anch'esso decorato con stemmi di varie epoche e con pietre bugnate intorno alle aperture del piano nobile in corrispondenza del quale
si trova la sala del Consiglio con camino e lavabo in pietra su cui è appoggiata la campana del popolo.
All'interno della sala è esposta la terracotta della Samaritana al Pozzo di Girolamo Della Robbia del 1510, che si trovava precedentemente
collocata sopra l'antica Fonte del Tribunale della Piazza sottostante.
Borgo di Mezzo
L'Area del Borgo di Mezzo di costituzione successiva composta da unità abitative più ampie è racchiusa da chiare linee trasversali est - ovest,
quella in corrispondenza del palazzo Comunale - Pretorio e quella in corrispondenza al centro con l'Arco di Tasano.
Questa parte del Centro Storico è organizzata intorno alla Piazza del mercato e a quella della Collegiata ora molto più ampia rispetto all'800
in quanto la ristrutturazione della chiesa di metà '800, terminata ai primi del '900, ha arretrato al facciata e ha abbattuto oltre la vecchia
torre campanaria anche un isolato abitativo.
Sull'attuale Collegiata si trova un affresco raffigurante S. Stefano lapidato.
All'interno una pala Robbiana raffigurante l'Annunciazione di Maria fra Santi, un S. Sebastiano alla colonna di scuola Robbiana a tutto tondo del 1510-1520.
L'Arco di Tasano, passaggio fortificato con antica porta all'esterno del Borgo, è decorato all'interno con un Marzocco (tipico leone fiorentino)
con a fianco le misure fiorentine in aste di ferro.
Le Logge del Grano non documentate prima della fine del XIV sec. presentano però una configurazione antica di stile rinascimentale tipico della
loggia pubblica Toscana.
Questa parte storica del paese andata completamente distrutta durante la ritirata tedesca del '44 presentava intorno alla Piazza principale dei
Palazzi con porticati ad arco ribassato e Palazzi gentilizi con terrazzini e finestre bugnate.
Borgo Settentrionale
Formatosi sicuramente in epoca successiva alle prime due aree presenta strade più ampie ed una tipologia edilizia di diversa configurazione
rispetto ai due nuclei abitativi precedenti. Una strada di collegamento fra il ponte vecchio e il nord del paese passava anche esternamente
prima che il torrente Ancione fosse deviato, e si percorreva esternamente all'abitato una specie di circonvallazione lungo le mura da cui si
intravede ancora l'antico bastione ottagonale.
Fortificazioni più recenti (XV sec.) chiudevano la parte Settentrionale con due bastioni a punta di diamante posti a destra e a sinistra
della via intermedia che attraversava come oggi tutto il centro del paese, uscendo dalla Porta Fiorentina in prossimità dell'attuale Fonte dei Fossi.
Dalla porta intermedia dell'Arco di Tasano si trovavano lungo la Via Maestra il Palazzo Ortolani, la Piazzetta delle Oche, il Complesso
delle Monache Clarisse (1514), con annessa chiesa e chiostro, il torrione sul Tevere e la Fonte dei Fossi.
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